L’evoluzione dell’intelligenza artificiale applicata al diritto sta aprendo una nuova fase per il settore legal tech, in cui il tema della responsible AI diventa centrale. In questo scenario, il valore non risiede solo nella tecnologia, ma soprattutto nei dataset giuridici strutturati e affidabili che alimentano i sistemi di AI.

È lungo questa direttrice che si muove Simone, realtà storica del panorama giuridico italiano, che ha avviato un percorso di trasformazione fondato su due pilastri: l’ingresso nell’alta formazione giuridica e lo sviluppo di LexCore, piattaforma proprietaria che trasforma il patrimonio editoriale in dataset utilizzabili dalle piattaforme di intelligenza artificiale.

Il modello si distingue per la presenza di contenuti autoriali – commenti, interpretazioni e analisi giuridiche – che nel diritto italiano assumono un ruolo particolarmente rilevante. A differenza dei sistemi di common law, dove la giurisprudenza ha spesso una funzione più direttamente normativa, nel diritto italiano l’interpretazione dottrinale è una componente essenziale. 

Simone ha avviato un’evoluzione importante. Quali sono oggi le direttrici strategiche della società?

Abbiamo avviato una trasformazione basata su due pilastri.

Da un lato l’ingresso nell’alta formazione giuridica, che rappresenta un’evoluzione naturale del nostro lavoro e ci consente di affiancare studenti e professionisti nei percorsi di specializzazione e aggiornamento.

Dall’altro la valorizzazione del nostro patrimonio di contenuti giuridici. In decenni di attività abbiamo costruito un corpus molto ampio tra norme, commenti, dottrina e interpretazioni, che oggi può essere trasformato in dataset strutturati per piattaforme digitali e sistemi di intelligenza artificiale. 

Qual è il valore dell’ingresso nell’alta formazione giuridica?

È stato un passaggio centrale del 2025. Con l’acquisizione di Dike Formazione siamo entrati nell’Alta Formazione giuridica, con un focus specifico sui mercati della Pubblica Amministrazione e dei contratti pubblici, dove esistono pochi operatori realmente strutturati.

Si tratta di una leva di diversificazione che estende il core business editoriale verso modelli più ricorrenti e scalabili, in ambiti regolati e a forte domanda istituzionale.

Un elemento distintivo è l’accreditamento presso la Scuola Nazionale dell’Amministrazione (SNA), che rappresenta una barriera all’ingresso significativa e rafforza il posizionamento nei percorsi formativi destinati alle figure centrali della P.A. oltre che a imprese e professionisti che operano nei mercati degli appalti pubblici. 

Nell’evoluzione del Gruppo Simone, quale ruolo gioca la piattaforma LexCore?

LexCore è il cuore della nostra trasformazione tecnologica.

È una piattaforma proprietaria sviluppata internamente che consente di trasformare contenuti giuridici complessi in dati strutturati, utilizzabili da software legali e sistemi di intelligenza artificiale.

Non si tratta solo di un processo di digitalizzazione, ma di un’infrastruttura tecnologica che include moduli di parsing, normalizzazione, sincronizzazione e validazione dei dati. Questo permette di rendere coerenti e interrogabili grandi volumi di contenuti giuridici eterogenei.

Il problema che oggi affronta il settore è proprio questo: la difficoltà di rendere i contenuti giuridici realmente “machine-readable”. LexCore nasce per risolvere questo passaggio, trasformando il patrimonio editoriale in un asset dati strutturato e interoperabile. 

Qual è l’elemento che distingue il vostro patrimonio giuridico da altri dataset disponibili sul mercato?

La differenza principale è la presenza di contenuti autoriali.

Molti dataset si basano esclusivamente su fonti pubbliche, che nel diritto italiano non sono sufficienti a garantire una piena comprensione del sistema normativo.

A differenza dei sistemi di common law, dove la giurisprudenza ha un ruolo più direttamente normativo, nel diritto italiano l’interpretazione delle norme è centrale e richiede un lavoro continuo di analisi dottrinale e commento.

È proprio questo livello di contenuti – commenti alle sentenze, interpretazioni e analisi giuridiche – a rendere il nostro dataset più completo e adatto anche a utilizzi avanzati. 

Questo aspetto diventa particolarmente rilevante per l’intelligenza artificiale.

Sì, perché uno dei principali limiti dell’AI generativa è il rischio di produrre contenuti non verificabili, soprattutto in ambito giuridico.

Per questo è fondamentale costruire sistemi basati su fonti qualificate e dataset strutturati.

Il nostro contributo è fornire contenuti autorevoli, verificati e costantemente aggiornati, riducendo il rischio di errori interpretativi.

Nel diritto il tema non è solo tecnologico, ma di “responsible AI”: modelli che siano trasparenti, tracciabili e basati su fonti affidabili. 

La velocità di aggiornamento è un tema centrale nel diritto. Come la garantite?

È uno dei nostri punti di forza.

Possiamo pubblicare un instant book già il giorno successivo all’uscita di una nuova norma.

E abbiamo una rivista digitale quotidiana dove magistrati e professionisti commentano le sentenze della Cassazione praticamente in tempo reale.

Questa capacità di aggiornamento continuo è essenziale non solo per l’editoria, ma anche per alimentare sistemi digitali e applicazioni di intelligenza artificiale. 

Quale sarà il ruolo di Simone nel nuovo ecosistema digitale del diritto?

Siamo un ponte tra due mondi.

Da un lato l’editoria giuridica tradizionale, ricca di contenuti ma ancora poco strutturata digitalmente.

Dall’altro le aziende tecnologiche, molto avanzate sugli strumenti ma spesso prive di contenuti giuridici autorevoli.

Il nostro ruolo è quello di mettere a disposizione un patrimonio di conoscenza strutturato, affidabile e utilizzabile nei nuovi ecosistemi digitali del diritto.