Il 2025 si chiude per Xenia con numeri in forte crescita e con un’accelerazione rispetto alla traiettoria indicata nel piano industriale 2025–2028. Ricavi in aumento, ampliamento del perimetro alberghiero, acquisizioni strategiche e una visione chiara: investire nelle destinazioni italiane, valorizzando territori ad alta attrattività turistica ma ancora poco presidiati dai grandi operatori. “Il 2026 sarà un anno di integrazione e consolidamento di quanto acquisito, ma anche di ulteriore espansione”, spiega Ercolino Ranieri, amministratore delegato di Xenia Hôtellerie Solutions.

Il 2025 conferma una crescita importante. Quali le principali evidenze relative ai risultati economico-finanziari?
Il 2025 è stato un anno di accelerazione industriale che ci ha permesso di anticipare la traiettoria di crescita prevista nel piano 2025–2028 presentato al mercato lo scorso anno. I ricavi preconsuntivi si sono attestati a 72 milioni di euro, in crescita di circa il 26% rispetto al 2024 e superiori alle nostre stime iniziali, che erano intorno ai 70 milioni. È stato un anno particolarmente denso dal punto di vista dello sviluppo.

Quali i principali driver della crescita?
In primo luogo l’ampliamento del nostro gruppo alberghiero, passato da 10 a 17 strutture. In secondo luogo l’accelerazione della linea accommodation e incoming, anche grazie all’acquisizione di un tour operator da circa 10 milioni di euro. Inoltre il terzo trimestre 2025 ha registrato una crescita vicina al 30%, segnale che la dinamica è strutturale e coerente con il piano industriale. La forte espansione ha temporaneamente inciso sulla redditività, ma si tratta di un effetto tipico delle fasi di crescita intensa.

Guardando al 2026, quali sono le prospettive?
Il 2026 sarà un anno di integrazione e consolidamento di quanto acquisito, ma anche di ulteriore espansione. La nostra pipeline prevede di ampliare ancora il gruppo alberghiero: l’obiettivo indicato nel piano al 2028 è arrivare a circa 25 hotel. Continuerà anche lo sviluppo della divisione incoming, dove stiamo lavorando a una o due ulteriori acquisizioni verticali specializzate sul territorio italiano. Il nostro focus è la provincia italiana, sia per gli alberghi sia per l’attività di operatore incoming. Investiamo in aree con forte attrattività turistica, legate al turismo d’arte, al benessere, all’enogastronomia. Crediamo che esista ancora molto potenziale in destinazioni meno presidiate dai grandi player ma con caratteristiche distintive molto forti.

Durante il recente forum avete incontrato la comunità finanziaria e istituzionale. Quali indicazioni sono emerse?
È stato molto importante constatare l’attenzione delle istituzioni verso lo sviluppo delle destinazioni meno conosciute. Il supporto strutturale da parte del Ministero del Turismo e di altri attori istituzionali è per noi un elemento rafforzativo. Il turismo ha dimostrato di essere un’industria a tutti gli effetti, con una centralità che forse prima del Covid non era così evidente. I trend sono robusti e sono fiducioso che continueranno a crescere, sia in termini quantitativi sia qualitativi.

Che impatto possono avere le politiche di sviluppo delle destinazioni minori?
Se i progetti istituzionali andranno fino in fondo, potremmo assistere a una crescita strutturale anche per i centri minori, con un impatto significativo sulle economie locali. È quanto già avvenuto in Paesi come Francia e Spagna. Credo che anche in Italia ci siano tutte le condizioni per replicare quei risultati.

Quanto contano i grandi eventi nello sviluppo del turismo?
I grandi eventi hanno un impatto importante. Nel breve periodo possono incidere su occupazione alberghiera e flussi, ma il vero effetto è nel medio-lungo termine. Pensiamo alle Olimpiadi di Torino: hanno trasformato la città, rendendola stabilmente più attrattiva. Le infrastrutture e gli investimenti che restano dopo questi eventi favoriscono i flussi turistici nel tempo. L’Italia ha un vantaggio competitivo straordinario: patrimonio artistico, lifestyle, enogastronomia, riconoscibilità globale. I grandi eventi come il Giubileo o le Olimpiadi rappresentano una vetrina con milioni di persone che osservano il nostro Paese. La sfida è trasformare questa visibilità in sviluppo strutturale e duraturo. Se sapremo farlo, il turismo potrà consolidarsi sempre più come uno dei pilastri dell’economia italiana.