MILANO (PMInews.it) – OPT ha supportato lo sviluppo del nuovo modello organizzativo promosso dall’ASL Salerno per portare sul territorio le terapie infusionali onco-ematologiche attraverso la rete delle Botteghe della Comunità e strumenti di telemedicina.
Il progetto nasce dall’esigenza di affrontare una delle principali criticità nell’assistenza ai pazienti affetti da tumori del sangue residenti nelle aree interne: il cosiddetto travel burden, ovvero il carico fisico, organizzativo ed emotivo legato agli spostamenti frequenti verso i centri ospedalieri per ricevere le terapie.
Grazie al nuovo modello organizzativo, sviluppato con il supporto tecnico-scientifico di OPT e con la sponsorizzazione non condizionante di Amgen, alcune terapie infusionali onco-ematologiche tradizionalmente somministrate in ambito ospedaliero possono essere erogate anche in contesti territoriali dedicati, nel rispetto degli standard di sicurezza e qualità del trattamento previsti.
La provincia di Salerno, caratterizzata da una significativa dispersione territoriale e dalla presenza di numerosi comuni delle aree interne del Cilento, presenta una particolare esigenza di rafforzamento della prossimità assistenziale. In questo contesto, l’ASL Salerno ha sviluppato una rete composta da 27 ambulatori infermieristici di prossimità e un hub multispecialistico, nell’ambito del modello delle Botteghe della Comunità, integrando organizzazione sanitaria, competenze professionali e innovazione tecnologica.
L’obiettivo del progetto è rendere più accessibili i percorsi terapeutici per pazienti con neoplasie ematologiche, tra cui mieloma multiplo, leucemie e linfomi, favorendo una presa in carico più vicina al domicilio e una maggiore continuità assistenziale.
OPT ha fornito il proprio supporto tecnico-scientifico alla progettazione del modello organizzativo, contribuendo all’integrazione dei diversi elementi necessari per rendere operativo il percorso assistenziale:
- definizione dell’architettura organizzativa del modello territoriale;
- integrazione tra specialisti ospedalieri, infermieri di comunità e strutture territoriali;
- supporto alla gestione del percorso clinico-assistenziale;
- valorizzazione degli strumenti di telemedicina e teleconsulto a supporto della continuità di cura;
- definizione di un sistema di monitoraggio attraverso indicatori di performance dedicati.
Il modello prevede che il paziente venga selezionato secondo criteri clinici rigorosi: lo specialista effettua una televisita preventiva, valuta gli esami ematochimici e conferma l’idoneità alla somministrazione territoriale. I farmaci vengono preparati presso l’Unità Farmaci Antiblastici dell’Ospedale di Pagani, trasportati secondo procedure certificate e somministrati dagli infermieri di comunità formati, mantenendo la supervisione continua dell’équipe ematologica attraverso la telemedicina.
Il progetto sarà monitorato attraverso specifici indicatori di performance finalizzati a valutare:
- efficienza del percorso assistenziale;
- sicurezza dei processi logistici;
- esiti clinici;
- riduzione degli accessi ospedalieri;
- mantenimento dell’aderenza terapeutica.
A regime, entro la fine dell’anno, il modello potrà interessare nella provincia di Salerno circa 5.000 persone con diagnosi attuale o pregressa di linfoma, mieloma o leucemia linfatica cronica, ponendo le basi per una possibile estensione dell’esperienza anche in altri territori del Mezzogiorno.
Il progetto rappresenta un esempio concreto di come l’integrazione tra competenze cliniche, organizzazione sanitaria e innovazione digitale possa contribuire alla costruzione di modelli di sanità di prossimità, riducendo le disuguaglianze nell’accesso alle cure e avvicinando i trattamenti ai pazienti.