La transizione energetica, lo sviluppo delle rinnovabili e gli investimenti legati al PNRR stanno ridefinendo il mercato dell’automazione elettrica in Italia. In questo contesto si inserisce il percorso di crescita di Telmes, azienda specializzata nella progettazione e realizzazione di quadri elettrici e soluzioni per l’energia e l’automazione industriale, quotata in Borsa lo scorso dicembre.
“I ricavi e la marginalità sono cresciuti in linea con le previsioni del piano industriale”, spiega l’amministratore delegato Massimo De Stefano, sottolineando come i principali driver siano legati proprio alla transizione energetica, allo sviluppo delle infrastrutture per la mobilità elettrica e agli investimenti pubblici del PNRR.
Accanto alla crescita industriale, l’azienda ha avviato anche nuovi investimenti in automazione dei processi produttivi e nella formazione interna delle competenze, con la creazione di una Academy dedicata ai giovani tecnici. “Automatizzare alcune lavorazioni ci consente di utilizzare meglio le risorse e rafforzare la capacità produttiva”, osserva De Stefano. Un percorso che guarda alla crescita e alla valorizzazione del capitale umano in un settore dove la disponibilità di personale qualificato rappresenta una delle sfide principali.
Lo sguardo è ora rivolto al futuro: “Guardiamo ai prossimi anni con fiducia, pur in uno scenario macroeconomico e geopolitico incerto. I driver di mercato, dalla transizione energetica allo sviluppo delle infrastrutture e dei data center, continuano a offrire opportunità rilevanti nei nostri settori”.
Quali sono stati i principali driver della crescita di Telmes?
L’analisi dei dati conferma sostanzialmente le previsioni che avevamo già indicato nel nostro piano industriale, presentato in fase di Ipo. Crescono ricavi e marginalità, in linea con le previsioni del Piano triennale. I driver principali restano quelli legati al nostro core business, cioè la costruzione di quadri elettrici e soluzioni per l’automazione energetica. In particolare, la transizione energetica continua a rappresentare un fattore strutturale di sviluppo per il settore. A questo si sono affiancati gli investimenti legati al PNRR e la crescente diffusione della mobilità elettrica, tema trasversale che richiede nuove infrastrutture energetiche sia nel settore pubblico sia in quello privato. Anche il fotovoltaico, nonostante l’arretramento seguito al grande salto fatto con la fase di agevolazioni, resta un ambito importante. In particolare, in una fase storica come l’attuale, dove la crisi energetica ne alimenta la domanda.
Tutte le linee di ricavi sono in sostanziale crescita: electrical boards, software, engineering e le produzioni legate alle energie rinnovabili.
Quanto pesa oggi il mercato nazionale nel vostro modello di business?
Il mercato nazionale resta di gran lunga il principale per Telmes e assorbe quasi tutta la nostra produzione. Operiamo su tutto il territorio italiano con clienti business-to-business, anche se naturalmente le aree con maggiore concentrazione industriale – come Milano, Roma e il Sud Italia – rappresentano i principali poli di attività.
La quotazione in Borsa è molto recente. Perché avete scelto questo percorso?
È stata una scelta preparata con largo anticipo. Il percorso che ci ha portato alla quotazione è iniziato circa due anni fa e nasce dalla volontà di sostenere una nuova fase di crescita dell’azienda.
Telmes è una realtà che ha ancora molto potenziale da esprimere. Operiamo in un mercato dove esistono molte piccole realtà produttive e pochi grandi player internazionali. Noi ci troviamo in una posizione intermedia e abbiamo sentito l’esigenza di rafforzarci ulteriormente.
La Borsa ci permette di raccogliere capitali per finanziare lo sviluppo, sia attraverso la crescita interna sia attraverso eventuali operazioni di acquisizione. Ma offre anche un altro vantaggio importante: la visibilità. Nel nostro settore Telmes era già conosciuta, ma al di fuori di questo ambito il marchio era meno noto. Dopo la quotazione abbiamo registrato un interesse maggiore da parte di operatori industriali e potenziali partner, anche di dimensioni molto più grandi delle nostre.
Uno dei grandi temi del momento è la transizione energetica. Come sta evolvendo il mercato dal vostro punto di vista?
Negli ultimi anni abbiamo assistito a dinamiche molto variabili, anche a causa di alcune incertezze normative e politiche.
Per le imprese è importante avere un quadro regolatorio chiaro, perché gli investimenti si pianificano nel medio periodo. Quando l’indirizzo è definito, gli operatori possono muoversi con maggiore sicurezza.
Detto questo, la domanda di energia da fonti rinnovabili resta forte. Ogni volta che si verificano tensioni sui mercati energetici tradizionali cresce l’interesse verso soluzioni alternative come il fotovoltaico.
Guardando ai prossimi anni, quali saranno i principali driver di sviluppo per Telmes?
Guardiamo al futuro con fiducia, pur in presenza di uno scenario macroeconomico e geopolitico che resta complesso.
I driver principali sono chiari: la transizione energetica continuerà a sostenere la domanda, ma vediamo opportunità importanti anche nello sviluppo delle infrastrutture e, sempre di più, nel mondo dei data center, che richiedono sistemi elettrici affidabili e ad alte prestazioni.
La nostra strategia è quella di mantenere flessibilità e capacità di adattamento, così da cogliere rapidamente le opportunità che emergono nei diversi segmenti.
Oltre al fotovoltaico quali sono oggi le tecnologie energetiche più promettenti?
Il nostro lavoro non riguarda solo il fotovoltaico o l’eolico. Ci sono diversi ambiti in evoluzione.
Stiamo lavorando, ad esempio, su impianti di produzione di biogas e su progetti legati all’idrogeno finanziati dal PNRR. Sono tecnologie che oggi rappresentano ancora una quota limitata nel mix energetico nazionale, ma che hanno prospettive di crescita molto interessanti.
La nostra strategia è mantenere una certa flessibilità, così da poter adattare rapidamente la produzione ai diversi driver di mercato.
Negli ultimi anni avete investito anche nell’automazione dei processi produttivi. Quali benefici vi aspettate?
Abbiamo completato un percorso di automazione di alcune lavorazioni interne, in particolare nella piegatura e sagomatura di rame e alluminio. Questi processi in passato venivano svolti manualmente, mentre oggi utilizziamo macchinari completamente automatici. Questo non significa ridurre il personale, ma utilizzare meglio le risorse disponibili.
In realtà il problema principale che abbiamo, come molte aziende industriali, è trovare personale qualificato. Automatizzare alcuni passaggi ci permette di liberare risorse e impiegarle in attività a maggiore valore aggiunto.
Proprio per questo avete avviato una Academy interna. Come funziona?
È un progetto nato recentemente, nel 2025, per rispondere proprio alla difficoltà di reperire competenze tecniche. Abbiamo avviato un percorso formativo dedicato a giovani diplomati, sviluppato insieme a un partner privato. Il programma combina formazione teorica e attività pratica in azienda, con un forte focus sulle competenze tecniche legate al cablaggio e alla quadristica.
I risultati sono stati molto positivi e la maggior parte dei partecipanti entrerà direttamente in azienda. L’Academy è dedicata a giovanissimi ragazzi del territorio.
Il tema della formazione tecnica è diventato centrale per molte imprese manifatturiere italiane. Il sistema scolastico e quello produttivo spesso faticano a dialogare in modo efficace e per questo le aziende devono costruire percorsi formativi sempre più integrati. Per noi l’Academy rappresenta un investimento strategico sul futuro dell’azienda e sul territorio.